Mediazione

Differenza tra mediazione sportiva, giuridico sportiva, e mediazione linguistica

Strumenti di cooperazione all'interno di un gruppo



La mediazione sportiva ha un triplice significato: uno giuridico, che prevede l'ausilio di un terzo soggetto imparziale con il compito di aiutare le parti a trovare un accordo, lasciando, per quanto possibile, inalterati i rapporti fra di loro; l'altro sportivo strictu sensu , cioè finalizzato a risolvere le problematiche che trovano gli atleti o che influenzano il loro rendimento e infine quello linguistico, che prevede la presenza di un interprete per comunicare con atleti o allenatori stranieri.

Nel calcio, ad esempio, la FC Internazionale ha dato molto spazio alla figura del mediatore sportivo, inteso nella seconda accezione del termine, specie nell'ambito del settore giovanile. L'esperienza è iniziata nel 1997, quando la mediazione ancora non era disciplinata in leggi e regolamenti, sviluppando un modello di gestione esportato poi anche in altre squadre di calcio, come al Cagliari. Il mediatore è un soggetto qualificato che conosce di diritto sportivo, ma anche delle regole del singolo sport. Affianca atleti ed allenatori nelle fasi di allenamento e di gara, ma anche nei ritiri e nel tempo libero che passano all'interno della squadra. Ciò perché, solo conoscendo certe dinamiche all'interno del gruppo, il mediatore potrà evitare l'insorgere del conflitto. In genere è affiancato da uno psicologo e/o da un sociologo.

Oggi, questo tipo di mediazione è molto diffusa all'interno dei settori giovanili, per implementare il concetto di gruppo. Rientra sicuramente nella politica del safeguarding (art 33 Dlgs 36/21) e più in generale nella tutela del minore quale misura di prevenzione del conflitto o più in generale del rischio. Ad esempio il mediatore potrebbe proporre corsi di formazione volti ad evitare l'uso della violenza verbale o addirittura fisica in campo o nello spogliatoio.

Molto frequente è anche la mediazione linguistica, stante la numerosa presenza di atleti o allenatori stranieri nel nostro paese.

Quanto invece alla mediazione nella sua accezione giuridica, si rileva che essa non ha una propria disciplina specifica in ambito sportivo. Ci si richiama dunque al Dlgs 28/10 e sue ss.mm ed integrazioni.

Rientrano ad esempio nella mediazione "volontaria" le controversie relative all'interpretazione di clausole contrattuali, specie con gli sponsor; le cause di lavoro, ove previsto negli accordi; i rapporti interni alle società; le controversie in ambito assicurativo connesse ad un infortunio; le controversie tra genitori per la pratica sportiva del minore; ma anche quelle derivanti dalle interazioni sui canali on line e sui social network , che spesso proiettano nello spazio virtuale tensioni e disagi del mondo reale che si riflettono nel mondo sportivo. Vi sono poi casi di mediazione disciplinata nell'ordinamento civile come obbligatoria, che possono adattarsi anche all'ambito sportivo. E' il caso, per esempio, delle controversie in materia di locazione di un impianto sportivo o di diffamazione a mezzo stampa.

Nonostante l'assenza di una normativa specifica, il ricorso alla mediazione sta aumentando negli anni, per le caratteristiche proprie della mediazione, quali la rapidità dei tempi di risoluzione della controversia, i costi ridotti (specie per società sportive e federazioni poco blasonate), la procedura snella ed informale, caratterizzata dalla riservatezza, ma soprattutto per la presenza del mediatore, esperto di diritto ma anche delle regole proprie del singolo sport, che funge da "catalizzatore", facilitando il dialogo, fondamentale soprattutto negli sport di squadra.

 

Non hai letto il primo articolo? Lo trovi qui

Sede legale


Lungotevere dei Mellini, 35
00193 Roma

Telefono


06.87084691

Orizzonti Adr srl - P. IVA 15866251000
Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 1102 del Registro degli Organismi di Mediazione
Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 473 dell'Elenco degli Enti di Formazione